Un grafico inserito in un’immagine contiene informazioni numeriche, ma non sempre queste sono disponibili in una tabella. Per recuperarle correttamente non basta fare clic sui punti: occorre stabilire come le coordinate dell’immagine corrispondono alle grandezze fisiche, conservare l’ordine dei dati e documentare da dove provengono.

In questo primo tutorial utilizzeremo GX-TXT Curve Digitalizer per digitalizzare quattro punti di un grafico didattico, controllare la calibrazione e pubblicare il risultato come un Dataset della Session. È un esperimento volutamente semplice, pensato per imparare il metodo prima di affrontare famiglie di curve più complesse.

1. Preparare l’esperimento in GX-TXT

Utilizziamo una Session generata attraverso il normale comando Generate Session di GX-TXT. L’esempio è identificato dalla coppia:

  • Generator library: org.giuxlab.gxtxt.numerical_examples
  • Generator: calibrated_digitizer

Creiamo una Session con un nome non ancora utilizzato, per esempio tutorial01_four_points, scegliendo il Project e la Location desiderati. Disattiviamo Copy previous Experiment documentation, in modo da utilizzare le note fornite dall’esperimento, e confermiamo Generate Session.

Interfaccia GX-TXT con il generatore calibrated_digitizer selezionato per creare la Session del tutorial.
Selezione del generatore GX-TXT utilizzato per preparare l’esercizio di digitalizzazione.

La Session contiene due Dataset con funzioni differenti:

DatasetRuolo
digitizer.calibration.imageImmagine originale da digitalizzare, 100 × 100 pixel
digitizer.calibration.pointsTabella indipendente con i valori di riferimento dell’esercizio

La tabella di riferimento serve per il confronto: non è il Dataset che creeremo con il Digitalizer.

2. Aprire l’immagine e creare una configurazione

Dal gruppo Imaging & Documents apriamo il viewer Curve Digitalizer. Creiamo una configurazione denominata Tutorial 01 - Four points e, nella scheda Source, scegliamo il Dataset digitizer.calibration.image già registrato nella Session.

Il vantaggio di questo metodo è che non stiamo importando un file una seconda volta. Il Digitalizer lavora sulla risorsa canonica di GX-TXT, conserva il riferimento alla sorgente e registra separatamente la configurazione di digitalizzazione. Le coordinate pixel appartengono all’immagine originale: ingrandire o spostare il canvas non cambia i valori dei punti.

3. Calibrare il grafico

Passiamo alla scheda Calibration. Dobbiamo trasformare la posizione di ciascun pixel in due coordinate scientifiche, tempo e tensione. Impostiamo e applichiamo le seguenti proprietà:

ProprietàAsse XAsse Y
QuantityTimeVoltage
UnitsV
Minimum0−2
Maximum82
Scalelinearlinear

Utilizziamo quindi la calibrazione a quattro angoli. Ogni pulsante Set BL, Set BR, Set TL o Set TR prepara l’acquisizione di un solo punto: dopo il pulsante, facciamo clic sull’angolo corrispondente dell’immagine.

AngoloCoordinate pixel di riferimentoCoordinate scientifiche
BL — Bottom-left(10, 90)(0 s; −2 V)
BR — Bottom-right(90, 90)(8 s; −2 V)
TL — Top-left(10, 10)(0 s; 2 V)
TR — Top-right(90, 10)(8 s; 2 V)

Per questa geometria ideale, la relazione tra coordinate raster (pₓ, pᵧ) e coordinate scientifiche (t, V) è particolarmente semplice:

t = (pₓ − 10) / 10 s

V = (50 − pᵧ) / 20 V

Il segno nella seconda relazione è importante: nelle immagini raster la coordinata verticale aumenta verso il basso, mentre nel grafico la tensione cresce verso l’alto. Nella pratica i quattro clic possono risultare leggermente diversi dai punti ideali; il Digitalizer calcola la trasformazione a partire dalle posizioni effettivamente selezionate.

Verificare la calibrazione prima di acquisire i dati

Con Verify calibration scegliamo un punto di controllo noto, al quale corrispondono 2 s e −1 V. Indichiamo queste coordinate come valori attesi e selezioniamo sull’immagine il riferimento corrispondente.

Nell’esempio documentato il Digitalizer ha mostrato circa 2,003231 s e −1,003236 V, con scarti rispettivamente di +0,003231 s e −0,003236 V. Il confronto dimostra come leggere un risultato di verifica e valutare gli scostamenti rispetto al riferimento. Non rappresenta una stima dell’incertezza della misura elettrica originale.

Dopo il controllo cancelliamo il marker temporaneo, senza acquisirlo come punto della curva, e accettiamo la calibrazione che utilizzeremo.

Pannello di verifica della calibrazione del Curve Digitalizer con confronto tra coordinate fisiche attese e calcolate.
Verifica della trasformazione tra coordinate dell’immagine e grandezze fisiche su un punto di riferimento.

4. Acquisire i punti della curva

Nella scheda Curves creiamo una curva denominata Four reference points. Per questo esercizio, nelle impostazioni Configuration → Viewer settings → Digitizing, utilizziamo:

  • Monotonicity: None
  • Point ordering source: Insertion order
  • Snap to dark: disattivato durante la prima acquisizione

Questa scelta sull’ordinamento è intenzionale. I quattro punti non sono inseriti in ordine crescente di tempo: il quarto torna verso sinistra rispetto al terzo. Ordinando automaticamente per X perderemmo la sequenza di acquisizione che vogliamo studiare.

Selezioniamo Add e individuiamo sull’immagine i quattro punti nell’ordine P1, P2, P3 e P4. La tabella seguente riporta sia gli obiettivi dell’esercizio sia i valori effettivamente visualizzati in una sessione dimostrativa:

PuntoCoordinate attese (s; V)Coordinate digitalizzate (s; V)
P1(2; −1)(2,003231; −1,003236)
P2(5; 0,5)(5,001616; 0,498382)
P3(6,5; −0,75)(6,500808; −0,750809)
P4(3; 1,25)(2,998384; 1,249191)

Queste differenze sono compatibili con la normale selezione grafica dei punti rispetto alle posizioni ideali. Non vanno interpretate automaticamente come l’errore di un esperimento fisico.

Immagine dell'esercizio nel Curve Digitalizer con quattro punti digitalizzati e numerati.
I quattro punti acquisiti dall’immagine raster, conservando il loro ordine di inserimento.

Correggere un punto e usare Undo/Redo

Possiamo ora verificare la reversibilità delle modifiche. Con Edit → Undo annulliamo l’ultima acquisizione: i punti visibili diventano tre. Con Redo torniamo a quattro. Possiamo inoltre utilizzare Move per correggere la posizione di un punto, oppure Delete per rimuoverlo, mantenendo la possibilità di annullare l’operazione.

Il concetto da ricordare è che la sequenza dei punti e la loro identità non sono la stessa cosa. I numeri P1–P4 ci aiutano a raccontare l’esercizio; il Dataset utilizzerà identificativi persistenti propri, distinti dalle etichette visibili.

Prima di procedere ripristiniamo i quattro punti voluti, la calibrazione accettata e il criterio Insertion order. Nella scheda Notes possiamo registrare la sorgente, le scelte di calibrazione e il metodo utilizzato.

5. Pubblicare il risultato come Dataset

Passiamo a Publish. Per il primo esperimento utilizziamo il layout Separate, selezionando una sola calibrazione accettata. Impostiamo come base per il nome cd.tutorial01, controlliamo l’anteprima dell’identificativo e premiamo Publish selected calibrations.

Nella prova documentata il Dataset risultante è:

cd.tutorial01.measurement_1.curves

Il suo contratto è table.generic e comprende quattro righe, una per ciascun punto acquisito.

Schermata GX-TXT con la conferma della pubblicazione di un Dataset contenente quattro punti digitalizzati.
Il Curve Digitalizer pubblica un Dataset scientifico con i quattro punti acquisiti.

Il Dataset non contiene soltanto due colonne numeriche. Comprende anche informazioni che consentono ad altri strumenti GX-TXT di riconoscere punti, curve e coordinate dell’immagine sorgente:

Variable IDContenuto
xTempo calibrato, in secondi
yTensione calibrata, in volt
curve_idIdentificativo stabile della curva
curve_labelNome leggibile della curva
point_indexPosizione del punto nella sequenza
point_idIdentificativo stabile del singolo punto
pixel_xCoordinata X originale nel raster, in pixel
pixel_yCoordinata Y originale nel raster, in pixel
Tabella GX-TXT con quattro righe di dati digitalizzati, coordinate scientifiche e identificativi dei punti.
La tabella del Dataset mostra coordinate, ordine di acquisizione e identificativi dei punti.

Una precisazione sulle incertezze

Per questa prima esercitazione lasciamo il modello di incertezza su none. Significa che non abbiamo dichiarato né propagato un’incertezza, non che abbiamo dimostrato un’incertezza pari a zero. La larghezza della linea disegnata, la dimensione dei pixel e la precisione dei clic non autorizzano da sole a inventare una deviazione standard. Dedicheremo un tutorial successivo ai modelli di incertezza e alle loro ipotesi.

6. Esaminare il Dataset prodotto

Selezioniamo il nuovo Dataset nella Session e controlliamo le sue informazioni e lo schema delle variabili. Il numero di righe, le unità X/Y, gli identificativi e le coordinate raster devono essere coerenti con quanto abbiamo pubblicato.

Quando la versione di GX-TXT lo consente, possiamo aprire la Dataset Preview e utilizzare i controlli disponibili per visualizzare la curva, mostrare o nascondere la geometria, adattare la vista e applicare lo zoom. La posizione dei comandi dipende dalla versione della Preview: in questa guida il punto essenziale è verificare il Dataset canonico, non memorizzare una particolare disposizione dell’interfaccia.

È importante non confondere la tabella indipendente del generatore, digitizer.calibration.points, con il risultato cd.tutorial01.measurement_1.curves. La prima contiene il riferimento, il secondo la digitalizzazione realmente pubblicata.

7. Salvare e riaprire la Session

Terminiamo l’esercizio salvando la Session con il normale comando GX-TXT. Chiudiamo Curve Digitalizer, riapriamo la Session e apriamo nuovamente il viewer. Selezioniamo la configurazione originale e controlliamo che siano presenti l’immagine sorgente, la calibrazione, la sequenza dei quattro punti e le note.

Verifichiamo inoltre che il Dataset pubblicato sia ancora disponibile con il proprio identificativo. In questo modo distinguiamo due livelli che lavorano insieme:

  • Configurazione del Digitalizer: conserva il lavoro di calibrazione e digitalizzazione, modificabile dall’operatore.
  • Dataset pubblicato: conserva i valori scientifici, gli identificativi e le informazioni di provenienza, utilizzabili dagli altri moduli GX-TXT.
Curve Digitalizer riaperto in GX-TXT con i quattro punti digitalizzati ancora presenti nell'immagine.
Dopo il salvataggio e la riapertura della Session, i quattro punti sono nuovamente disponibili.

Conclusione

Abbiamo trasformato una piccola immagine raster in un Dataset scientifico, passando attraverso una calibrazione verificabile, l’acquisizione ordinata dei punti, le correzioni reversibili e una pubblicazione con identità e provenienza proprie.

Questo metodo è lo stesso che utilizzeremo con grafici più impegnativi: caratteristiche elettroniche di componenti, curve tratte da pubblicazioni scientifiche e immagini sperimentali. Nel prossimo tutorial passeremo alle famiglie di curve e alle calibrazioni multiple, utilizzando anche il tracciamento assistito.

Materiale per l’esercizio

Non è necessario scaricare immagini, tabelle o file di esempio. GX-TXT include un generatore dedicato che prepara automaticamente i Dataset necessari.

Aprire la procedura Generate Session, selezionare la libreria org.giuxlab.gxtxt.numerical_examples e il generatore calibrated_digitizer. Assegnare un nome alla nuova Session e confermare la generazione.

L’immagine da digitalizzare e i dati di riferimento saranno disponibili nella Session appena creata.

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