Amplificatori operazionali
Introduzione
Le formule degli operazionali sono le più facili dell’elettronica: un rapporto di resistenze e hai finito. È proprio questo che le rende pericolose, perché il circuito che si costruisce quasi mai fa quello che il rapporto promette, e la ragione non è nella formula ma in tutto quello che la formula ha buttato via.
Questa pagina calcola le configurazioni classiche, ma tiene ogni volta due conti accanto al guadagno. Il primo è la banda, che non si ricava dal guadagno ma dal guadagno di rumore \(1+R_f/R_1\): un invertente da −1 ha metà della banda passante dell’operazionale, non tutta, e un sommatore a tre ingressi ne ha ancora meno pur amplificando uno. Il secondo è lo slew rate, che decide fin dove arrivate con segnale grande: con un 741 e 10 V di picco siete fermi a 8 kHz, cioè cento volte prima del megahertz di banda.
Il terzo tema è nella card del differenziale, ed è il mio preferito: il CMRR di quel circuito non lo fissa l’operazionale ma il disaccoppiamento fra le quattro resistenze. Con resistenze all’1% non superate i 50 dB circa, per quanto il datasheet ne dichiari 100. È il posto dove si capisce a cosa serve davvero comprare E96 allo 0,1%.
| Grandezza | Relazione | Perché conta |
|---|---|---|
| Guadagno di rumore | \( N_G = 1+\dfrac{R_f}{R_1} \) | È lui a fissare banda ed errori, non il guadagno di segnale |
| Banda a −3 dB | \( f_{-3\rm dB} = \dfrac{GBW}{N_G} \) | Prodotto guadagno-banda costante |
| Limite di slew rate | \( f_{max} = \dfrac{SR}{2\pi V_p} \) | Il vincolo di grande segnale, indipendente dalla banda |
| CMRR da mismatch | \( \mathrm{CMRR} \simeq \dfrac{1+R_2/R_1}{4t} \) | Con t = tolleranza; quasi sempre peggiore del componente |
| Errore in continua | \( V_{err} = V_{os}N_G + I_b R_f \) | Cresce col guadagno di rumore e con le resistenze |
Parametri globali e operazionale
Card 1 — Invertente
| Teorico | E24 | E96 |
|---|
Il nodo di somma è a massa virtuale: l’operazionale fa il necessario perché ci resti, e per questo l’impedenza d’ingresso dell’invertente è esattamente Rin, non un valore alto. È il primo prezzo della configurazione: se la sorgente ha impedenza propria, entra nel conto del guadagno.
Il campo da guardare è il guadagno di rumore. Un invertente da −1 ha NG = 2, quindi metà banda: con un TL072 non sono 3 MHz ma 1,5. E il guadagno di rumore è anche quello che moltiplica l’offset, come si vede nell’ultima riga.
La resistenza di compensazione sul morsetto non invertente vale Rin∥Rf e serve a far cadere la stessa tensione di errore sui due ingressi, così l’effetto di Ib si cancella e resta solo quello di Ios, che è dieci volte minore. Con un ingresso JFET non serve: Ib è già dell’ordine dei picoampere.
Card 2 — Non invertente e inseguitore
Qui il guadagno di rumore coincide con il guadagno di segnale, quindi banda ed errori vanno di pari passo con quello che chiedete. In compenso l’impedenza d’ingresso è quella dell’operazionale, cioè praticamente infinita: è la configurazione da usare quando la sorgente non può essere caricata.
Il guadagno non può scendere sotto uno: Rf = 0 dà esattamente l’inseguitore. Che non amplifica nulla e proprio per questo è utilissimo — trasforma un’impedenza alta in una bassa, ha la banda piena dell’operazionale e un errore in continua pari alla sola Vos.
Attenzione a mettere un inseguitore su un operazionale non compensato per guadagno unitario: alcuni, i cosiddetti decompensated, sono stabili solo da un guadagno minimo in su e a guadagno uno oscillano.
Card 3 — Sommatore
| Ingresso | Tensione | R | Peso | Contributo |
|---|
Il sommatore è un invertente con più resistenze che convergono sullo stesso nodo di somma. Siccome quel nodo è a massa virtuale, gli ingressi non si vedono fra loro: ciascuno pesa per Rf/Ri e basta, ed è per questo che il circuito funziona come mixer.
Quello che sorprende è la banda. Il guadagno di rumore non è il peso più grande, ma 1+Rf/(R1∥R2∥R3): tre ingressi da 100 kΩ con Rf da 100 kΩ danno un guadagno di 1 per ciascuno e un guadagno di rumore di 4. Il circuito non amplifica ma la banda è un quarto, e l’offset è quadruplicato. Aggiungere ingressi costa, anche se il guadagno resta uno.
Card 4 — Differenziale e CMRR reale
Sulla carta questo circuito sottrae due tensioni e amplifica la differenza. Nella realtà sottrae bene quanto le quattro resistenze sono uguali fra loro, e non di più. La formula \( \mathrm{CMRR}\simeq(1+R_2/R_1)/4t \) dice una cosa spiacevole: con resistenze all’1% state intorno ai 48 dB, cioè un modo comune di 5 V vi lascia in uscita venti millivolt di errore, mentre l’operazionale da solo ne dichiara 86.
Il campo “tolleranza necessaria” fa il conto inverso: dite quanti dB volete e vi dice che resistenze servono. Per 80 dB con guadagno 10 servono resistenze allo 0,03%, che non si comprano sfuse — si comprano in rete resistiva monolitica, dove i quattro elementi sono sullo stesso pezzo di silicio e derivano insieme con la temperatura.
Notate anche che l’impedenza d’ingresso è diversa sui due morsetti e dipende dal segnale: è l’altro difetto strutturale di questa topologia, e la ragione per cui esiste la card successiva.
Card 5 — Amplificatore da strumentazione
Tre operazionali: due inseguitori con guadagno che formano il primo stadio, e il differenziale della card 4 come secondo. Risolve entrambi i difetti visti sopra. L’impedenza d’ingresso torna infinita e uguale sui due morsetti, perché i segnali entrano direttamente sui morsetti non invertenti.
E soprattutto il CMRR migliora del guadagno del primo stadio: quello stadio amplifica il differenziale di \(1+2R_1/R_g\) e il modo comune di uno esatto, quindi ogni decibel di guadagno lì davanti è un decibel di CMRR guadagnato. Con guadagno 50 nel primo stadio, quel differenziale all’1% che faceva 48 dB adesso ne fa 82.
Il guadagno si regola con una resistenza sola, Rg, che non entra nel bilancio del CMRR: può essere un trimmer qualsiasi. Le quattro resistenze del secondo stadio invece devono restare accoppiate, ed è lì che vanno le precise.
Card 6 — Integratore e derivatore
L’integratore ideale ha guadagno infinito in continua, il che significa che l’offset dell’operazionale — pochi millivolt — viene integrato senza limiti finché l’uscita non finisce contro un rail. Sul banco succede in pochi secondi. La Rf in parallelo al condensatore chiude quel percorso in continua e limita il guadagno a Rf/R: sotto la frequenza corrispondente il circuito smette di integrare e diventa un normale invertente, ed è un prezzo che si paga volentieri.
Il derivatore ha il difetto speculare: il suo guadagno cresce con la frequenza, quindi amplifica il rumore ad alta frequenza e, peggio, il polo che forma con la banda dell’operazionale lo rende instabile. La Rs in serie al condensatore mette un tetto al guadagno e riporta il margine di fase in salvo.
Regola pratica: Rs tale che la frequenza limite stia una decade sopra la banda utile di lavoro, e comunque sotto quella dove l’operazionale ha ancora guadagno d’anello da spendere.
Card 7 — Limiti di grande segnale
La banda a −3 dB è un limite di piccolo segnale: vale finché l’uscita è abbastanza piccola da non chiedere all’operazionale più velocità di quanta ne abbia. Lo slew rate è il limite dell’ampiezza grande, e i due non hanno niente a che vedere.
Il conto è immediato: una sinusoide di ampiezza Vp a frequenza f ha pendenza massima 2πfVp, e se quella supera lo slew rate l’uscita diventa un triangolo. Un 741 ha 1 MHz di banda e 0,5 V/µs: a 10 V di picco vi ferma a 8 kHz. Non è un difetto del datasheet, è la ragione per cui esistono operazionali con slew rate alto e banda modesta.
L’ultima riga è quella che si scorda sempre: la corrente. Un operazionale generico dà 20÷25 mA, quindi 10 V su un carico da 200 Ω non ve li dà nessuno, per quanto la banda sia larga.
Card 8 — Offset e correnti di bias
In continua un operazionale non ha zero all’uscita quando ha zero all’ingresso, e i colpevoli sono due. La tensione di offset viene moltiplicata per il guadagno di rumore, esattamente come il segnale utile: con NG = 101 e Vos = 3 mV vi ritrovate 300 mV di errore, che su un’alimentazione a 15 V è già il due per cento della dinamica.
La corrente di bias invece scorre nelle resistenze e produce una caduta: è il motivo per cui gli amplificatori a guadagno alto in continua non si fanno con resistenze da megaohm e un operazionale bipolare. Il messaggio sotto la card vi dice quale dei due domina, che è l’unica cosa da sapere per decidere se cambiare topologia o cambiare componente.
Con la resistenza di compensazione al posto giusto, l’errore da Ib si riduce a quello da Ios, tipicamente un decimo. Con un ingresso JFET o CMOS il problema semplicemente non si pone: Ib è nell’ordine dei picoampere, e a quel punto conta solo Vos, che negli stessi componenti è però peggiore.
Tabelle di riferimento
| Operazionale | Ingresso | GBW | Slew rate | Vos tip. | Ib tip. | CMRR |
|---|
| Tolleranza resistenze | CMRR massimo con Ad = 10 |
|---|---|
| 5 % | ≈ 35 dB |
| 1 % | ≈ 49 dB |
| 0,1 % | ≈ 69 dB |
| 0,01 % | ≈ 89 dB |
I valori dei preset sono tipici da datasheet, non garantiti: Vos e Ib in particolare variano molto da pezzo a pezzo e con la temperatura, e il GBW dipende dall’alimentazione. Per un progetto che deve funzionare sempre si usano i valori di massimo garantito, non i tipici.
La tabella del CMRR vale per il differenziale a quattro resistenze della card 4, con tutte e quattro alla stessa tolleranza e nel caso peggiore di scostamento. È un limite superiore: dice quanto al massimo potete ottenere, non quanto otterrete.